Elezioni in Kenya, tra incertezza e tensioni etniche

Grandi incertezze in Kenya per le nuove elezioni previste oggi, 26 ottobre, dopo che quelle dell’8 agosto scorse – che hanno rieletto l’uscente Uhuru Kenyatta – sono state dichiarate illegali dalla corte suprema a causa di gravi errori commessi dalla commissione elettorale. Facciamo il punto della situazione con Beatrice Bürge, responsabile programma Kenya presso COMUNDO, e Jutta Wermelt, coordinatrice a Nairobi.

Che atmosfera si respira attualmente in Kenya?  

Beatrice Bürge: Dappertutto si parla del fatto che bisogna rifare le elezioni. La situazione è molto complicata e difficile da capire. Ogni giorno, anzi quasi ogni paio d’ore, vengono divulgate nuove informazioni. Le nostre organizzazioni partner non possono fare programmi a medio/lungo termine, i progetti restano fermi. Il turismo è praticamente inesistente e l’insicurezza si riflette sul commercio: alberghi vuoti, ristoranti semivuoti, mercato praticamente deserto. Fino al 12 ottobre si aveva il diritto di manifestare tre giorni alla settimana a Nairobi e nelle grandi città. Ora non più, e le conseguenze di questo non sono prevedibili.
Jutta Wermelt: La gente vive nell’incertezza. Le tensioni tra i vari gruppi etnici si sono acuite durante la campagna elettorale. La crisi politica ha inoltre investito l’economia. Non si fanno praticamente più investimenti (né all’interno del paese né a livello internazionale) e i prezzi delle derrate alimentari restano altissimi.


La popolazione accetta il fatto di dover ritornare alle urne?

Beatrice Bürge: La gente deve nuovamente recarsi presso l’ufficio elettorale dove è stata registrata. Molte persone non se la sentono di rifare questo cammino. La partecipazione al voto sarà sicuramente inferiore a quella dell’8 agosto.
 

Il capo dell’opposizione Raila Odinga ha recentemente ritirato la sua candidatura. Con che scopo?

Jutta Wermelt: Raila Odinga ha detto che non parteciperà alle elezioni del 26 ottobre, ma non ha reso ufficiale questa sua decisione. Al momento si suppone che l’opposizione – chiamata “National Super Alliance”, (NASA) – stia utilizzando a suo favore una regola citata nella costituzione. Quest’ultima prevede che una votazione viene annullata se uno dei 290 uffici elettorali è stato boicottato. Se Odinga riuscirà a boicottare il voto in almeno una delle sue roccaforti, l’elezione risulterebbe nulla e bisognerebbe indire una terza tornata elettorale. Questo modo di procedere sarebbe però rischioso: non esistono quasi circoscrizioni elettorali uniformi dal profilo etnico, molte persone dovrebbero quindi essere tenute lontane dai seggi con la forza e l’intimidazione. In questo modo il boicotto delle elezioni non potrebbe reggere davanti al tribunale.
 

Quante possibilità ci sono che al 26 ottobre ci saranno delle elezioni libere?

Jutta Wermelt: Al momento sembrerebbe che le elezioni avranno luogo. In ogni caso il periodo tra l’8 agosto e oggi era troppo breve per poter eseguire delle riforme radicali. La commissione elettorale ha potuto apportare unicamente dei piccoli aggiustamenti al sistema. Odinga continuerà a parlare di brogli elettorali e sperare in un terzo turno. Questo potrebbe aumentare le sue possibilità di diventare nuovamente presidente del Kenya. Posticipare ulteriormente le elezioni non sarebbe però costituzionalmente lecito e rafforzerebbe l’instabilità politica.

Un ulteriore elemento è il ritiro di Roselyn Akombe, membro della commisisone elettorale attualmente rifugiatasi negli Stati Uniti. Afferma che la sua vita è in pericolo a causa delle forti pressioni alle quali devono sottostare i membri della commissione d’elezione. Sussite quindi il rischio che le nuove elezioni non avvengano a condizioni attendibili, secondo il responsabile della commissione d’elezione.


Qual è il rischio di atti di violenza?

Jutta Wermelt: Molto elevato, maggiore di quello che c’era durante le elezioni dell‘8 agosto. È probabile che Kenyatta vincerà nuovamente. Non è per contro molto chiaro come reagirà l’opposizione. L’instabilità politica potrebbe causare disordini ed eccessi per i quali dovranno intervenire i dispositivi di polizia. Secondo Odinga, la NASA ha organizzato delle dimostrazioni in tutto il paese. È quindi chiaro che si è più propensi allo scontro che al dialogo.

La miglior soluzione per il paese sarebbe un accordo tra i due candidati per un’alleanza in governo. Questo potrebbe evitare esplosioni di violenza e potrebbe portare stabilità al paese. Questa soluzione appare però remota perché ci sono di mezzo ancora troppi interessi personali. Saranno proprio queste persone che cercheranno di affossare questa soluzione.
Indipendentemente dal risultato delle elezioni, è certo che il Kenya non sarà più lo stesso paese.


Le elezioni in Kenya sono state spesso caratterizzate tensioni etniche e violenza. Dal 1963, cioè dall’indipedenza del paese, i principali presidenti appartenevano al gruppo Kikuzu, come ad esempio il primo capo di stato Jomo Kenyatta e suo figlio Uhuru. Alcuni analisti ritengono che rappresentanti di altri gruppi, come i Luo o gli Odinga, si sentono a causa di ciò emarginati. Dopo le elezioni del 2007 si arrivò a gravi scontri durante i quali vi furono 1000 morti e 150’000 fuggitivi.

Iscriviti alla newsletter

Seguici su Facebook!